· Gian Luigi Pari · Digital Marketing  · 7 min read

GEO e AEO nella grammatica del marketing digitale

L’impatto di AI Overview in cima alle SERP

Questo è lo scenario attuale di molti siti web, +15% di impressioni -28% di click su eventi e/o keywords.

Immagina una PMI italiana, una realtà B2B leader nel mondo dell’arredamento e del design che, dopo anni di contenuti ottimizzati, con blog e pagine tecniche ben piazzate su Google nell’ultimo report del primo semestre si rende conto che le keywords che convertivano stanno perdendo traffico.

Premetto che il traffico non è calato perché ci si è dimenticati di aggiornare i contenuti, ma perché Google ora offre una risposta sintetica con l’AI Overview che compare in cima alla SERP, intercettando quando va bene il click prima dei primi 10 risultati, diversamente l’utente ottiene già la risposta e lì si ferma.

La penetrazione di AI Overview, con oltre 2 miliardi di utenti al mese, attiva in 200 Paesi e disponibile in 40 lingue sta cambiando radicalmente la ricerca come l’abbiamo usata sino ad oggi. Nei paesi in cui il roll-out è stato anticipato rispetto all’Italia ha raggiungo in media all’11–13% delle query, con picchi più alti su ricerche complesse e comparative. In Italia, la percentuale è leggermente più bassa, ma cresce in settori come manifatturiero, automotive e prodotti ad alto coinvolgimento d’acquisto.

Per le aziende, questo significa una cosa semplice: non basta più “essere primi” nei risultati, bisogna essere nella risposta.
In un contesto in cui il traffico organico da SEO sta diminuendo, Gartner prevede un calo del 25% entro il 2026 a causa delle ricerche zero-click, integrare l’AEO con PPC (Pay-Per-Click) e SEM (Search Engine Marketing) è essenziale per colmare questo gap e generare lead qualificati.

GEO e AEO, due acronimi che rappresentano un colpo al cuore della SEO, che ha contraddistinto quasi unicamente le strategy degli ultimi anni.

Tabella di confronto: SEO, AEO e GEO

CaratteristicaSEOAEOGEO
Obiettivo principalePosizionarsi nei risultati di ricercaFornire risposte dirette e immediateEssere citati in risposte AI generate
Piattaforme targetGoogle, BingGoogle AI Overviews (SGE), Alexa, SiriChatGPT, Perplexity, Gemini
Formato contenutiBlog, landing page, keyword-drivenQ&A, snippet, elenchi, FAQConversazionale, ricco di contesto
Tecnologia focusSEO tecnico, backlinkSchema markup, ricerche vocaliContenuti AI-friendly, E-E-A-T
Esempio query“Migliori software e-commerce”“Qual è il miglior e-commerce per PMI?”“Consigliami un e-commerce per PMI B2B”
Impatto su trafficoAlto traffico organicoRiduce zero-click, aumenta CTRVisibilità in AI, brand authority
  • Se la SEO si concentra sull’ottimizzazione di siti web per migliorare il posizionamento nei risultati dei motori di ricerca e include strategie on-page (keyword, contenuti, meta tag), off-page (backlink) e tecniche (velocità del sito, mobile-friendliness), ora con l’ascesa di ricerche vocali e piattaforme AI, la SEO da sola non basta più per garantire visibilità.

AEO (Answer Engine Optimization)

  • AEO (Answer Engine Optimization) è diventare la risposta che l’AI offre, non solo un link nella SERP. È l’arte di essere citati in snippet, panel, risposte vocali e chat AI. Giorno dopo giorno, questa visibilità sostituisce via via il traffico organico tradizionale. Alcune analisi stimano cali fino al 40–45% del traffico organico informazionale e transazionale a favore delle AI Response Box.

Serve quindi integrare AEO nella content strategy aggiungendo campagne PPC (ad es. campagne Google Ads che inseguono query dove l’organico è “zero-click search” o “zero-click result”).

L’obiettivo non è solo posizionarsi, ma essere scelti come fonte diretta per risposte immediate, spesso senza che l’utente debba cliccare su un link.

Questo vale sia per media che per e-commerce, in particolare quando Google o Gemini anticipano la risposta senza fornire link cliccabili.

Elementi fondamentali dell’AEO

  • Struttura Q&A: organizzare pagine e articoli in modo che rispondano chiaramente a domande specifiche.
  • Featured Snippet: puntare ai “riassunti in evidenza” di Google, ottimizzando le parti di contenuto che possono essere estratte come risposta.
  • Dati strutturati: utilizzare schema.org e markup semantico per aiutare i motori di risposta a comprendere meglio il contenuto.
  • Risposte concise ma esaustive: fornire risposte chiare, dirette e complete, adatte anche alla lettura vocale.

GEO (Generative Engine Optimization)

  • GEO (Generative Engine Optimization) è l’evoluzione successiva, è l’arte di farsi citare nelle risposte generate da AI (Google AI Overviews, ChatGPT, Gemini, Perplexity) di strutturare contenuti che i motori generativi citino volontariamente. Significa scrivere in modo che l’AI scelga proprio te, perché sei autorevole, chiaro, strutturato e citabile.

Molte PMI si sono accorte tardivamente della riduzione del traffico e non hanno preso alcuna contromisura (o non sanno quale direzione intraprendere), ora che l’AI risponde prima di mostrare tutto il resto.

Come funziona la GEO?

La Generative Engine Optimization richiede una comprensione approfondita dei meccanismi con cui i motori generativi “leggono” e interpretano il web. Alcuni principi chiave della GEO includono:

  • Struttura semantica: organizzare i contenuti in modo logico e gerarchico, utilizzando dati strutturati e markup semantico.
  • Chiarezza e precisione: produrre contenuti chiari, approfonditi e ben referenziati, che possano essere sintetizzati o integrati dalle AI.
  • Affidabilità delle fonti: citare fonti autorevoli, riferimenti scientifici e dati verificabili che aumentano la probabilità di essere selezionati come risposta attendibile.
  • Contenuti multimodali: integrare testo, immagini, video e dati tabellari perché le AI generative possano sfruttare tutte le tipologie di informazione.

Questi trend sono amplificati nel contesto italiano, dove il 75% delle ricerche avviene su smartphone, e la penetrazione di Internet raggiunge l’89,9% della popolazione.
Di quel 75%, il 40% delle ricerche su mobile è di natura locale (“vicino a me [near me]”); un trend, quello delle ottimizzazioni iperlocali, particolarmente rilevante per il B2B nella ricerca di servizi o shopping di prodotti, come nel caso di e-commerce.

Un blog post seppure ben ottimizzato non è più sufficiente. Pochi usano FAQ validate dal team tecnico/vendite, Q&A reali, schemi di dataset, dati contestualizzati, asset citabili (white paper, tabelle comparative, documenti tecnici) e nessuno scrive pensando che anche una frase isolata può diventare un paragrafo AI.

Per le PMI e-commerce, GEO e AEO sono strumenti per migliorare la “discoverability”, brutta parola per indicare i canali raggiungibili online e le conversioni.

Ad esempio, un negozio online di prodotti biologici e integratori può ottimizzare le descrizioni dei prodotti con contenuti GEO-friendly, includendo dettagli specifici (es. “prodotto biologico certificato coltivato in Toscana”) per essere citato da AI in risposte a domande come “Dove trovare cibo biologico in Italia?”. L’AEO, invece, può aiutare a posizionare le FAQ dei prodotti nei featured snippet, rispondendo a domande come “Quali sono i benefici del miele biologico?”.

Altro esempio, un’azienda che produce una piattaforma software per e-commerce può ottimizzare i propri contenuti per rispondere a domande come “Qual è la migliore piattaforma e-commerce per PMI B2B in Italia?” con articoli strutturati, casi studio e dati verificabili. Questo aumenta la probabilità di essere inclusi nelle risposte di piattaforme come Perplexity, rafforzando inoltre la brand awareness.

Alcune fonti specializzate, made in USA, raccontano che in media l’80% dei consumatori risolve il 40% delle ricerche senza click, mentre 42% usano AI per consigli d’acquisto. Su quest’ultimo dato si stanno concentrando i risultati della ricerca c.d. “Shopping” di ChatGpt, che sta considerando un modello di revenue (vedi articolo di Wired) mproprio basato su risposte orientate ai suggerimenti per gli acquisti (cit. Mike Bongiorno).

Una startup e-commerce italiana (settore design) ha risposto ridisegnando le sue schede prodotto: domande pubbliche (FAQ), evidenza TL;DR, tabelle comparative chiare e micro-dati. Risultato: Miscela di click e menzioni AI, migliorando visibilità anche in GEO. Non un caso isolato, ma un modello pratico.

Nel contesto di AEO e GEO, un blocco TL;DR* è utile perché:

  • Anticipa la risposta: l’utente (e il motore AI) trova subito l’essenza del contenuto.
  • Aumenta la citabilità: un paragrafo breve e chiaro è più facile da estrarre e usare nei riassunti AI o nei featured snippet di Google.
  • Migliora la UX: soprattutto in mobile, evita che l’utente debba scorrere troppo.

TL;DR significa inserire, all’inizio o in evidenza nel contenuto, una sintesi breve e subito leggibile della risposta o dell’informazione chiave.

Ecco una piccola checklist per costruire visibilità AI-ready in Italia

  1. Mappa 50–100 query chiave (informazionali e commerciali) e identifica dove compari con AI Overviews (Usa AnswerThePublic per la ricerca).
  2. Crea contenuti concisi per AEO (40-60 parole).
  3. Produci contenuti GEO-Friendly: contesto, claim, dato, fonte e data di aggiornamento visibili.
  4. Usa Schema.org per FAQ, Product, HowTo, Dataset, Review [Molto importante]
  5. Uniforma le entità (brand, SKU, prezzi) ovunque online.
  6. Aggiorna regolarmente i contenuti (ogni 2-3 mesi).
  7. Pubblica asset tecnici con DOI** e dati di versioni chiare.
  8. Fai PR “citazionale” verso domini che l’AI cita nel tuo vertical.
  9. Monitora KPI GEO/AEO: Citation Frequency, Answer Share, Zero-Click Impact, Conversioni Assistite.
  10. Monitora con la Search Console.
  11. Sostieni con paid search (PPC) le query cannibalizzate dalle Overview. [Obbligatorio]
  12. Ottimizza Google Business Profile in maniera completa.
  13. Segui i principi di E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness) per costruire fiducia e autorevolezza.
  14. Ottimizza i contenuti per la ricerca vocale e gli assistenti virtuali, utilizzando un linguaggio naturale e rispondendo a domande frequenti.

Il DOI (Digital Object Identifier) è uno standard ISO per assegnare un identificativo persistente a un contenuto digitale, rintracciabile anche se l’URL cambia.

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